La crisalide del macaone

Cari amici,

vi avevo lasciati in una fredda primavera  con una bruco di macaone e ora vi ritrovo in una torrida giornata di estate con il bruco che, dopo tanto mangiare, è passato alla fase tre della sua vita: la crisalide.

Bene, la crisalide è lo stato intermedio tra la larva (il bruco nel caso delle farfalle) e l’adulto. Il cambiamento è talmente radicale che gli insetti hanno bisogno di una breve pausa per prepararsi a volteggiare nel cielo.

Facciamo subito una bella distinzione scientifica: la crisalide delle falene è ricoperta da un bel bozzolo di seta mentre le farfalle sono nude, al massimo hanno un filo di seta che le sorregge. È proprio questo il caso del macaone che resta imbragato a un ramoscello proprio da una cintura di seta. Le crisalidi del macaone, non potendo difendersi direttamente, si devono nascondere dai potenziali predatori e lo fanno nel modo più classico: con il mimetismo criptico. Di fatto assumono i colori del substrato dove sono appese diventando invisibili. Se si attaccano a un ramoscello di legno, esse diventano marroncino-grigie con addirittura delle marezzature lignee chele fanno assomigliare a un pezzetto di legno. Se invece si appendono a una erba, allora il loro colore diventa quello del prato: verde brillante. Come fanno a sapere esattamente quale colore assumere? Qui, cari amici di Eugea e di Effetto farfalla (che poi è la stessa cosa), la risposta sfuma e diventa vaga, di fatto non lo sappiamo.

Che fa la crisalide immobile appesa al ramo? Se esternamente non vediamo che un pezzetto di legno o di erbetta assolutamente immobile, internamente si sta compiendo una rivoluzione che prende il nome di metamorfosi: da bruco diventa farfalla.

Qui cari amici, mi dovete concedere qualche termine entomologico, tale passaggio inizia quando l’adulto è in fase farata. Che significa? Significa che l’adulto è perfettamente formato ma è ancora all’interno della crisalide. A questo punto è l’adulto, grazie alla pressione dell’emolinfa o sangue, a spingere sulla parte superiore della crisalide fin a che non si forma una spaccatura. Sfruttando questo piccolo pertugio la farfalla inizia il cosiddetto sfarfallamento. Una volta uscita, si libera del meconio che, attenzione, non sono feci, ma residui epiteliali in primis, e poi si adagia su un ramoscello a prendere il sole. Non vuole farsi la tintarella, ovviamente, ma asciugarsi e dispiegare le ali per poi volteggiare nel cielo inondato dal sole.

Volteggiare per cosa? Volteggiare per chi? Ma per amore ovviamente, la forza che muove il sole e le altre stelle e pure le ali delle farfalle. Volete sapere come questo nobile sentimento mette in moto le ali di questi gioielli volanti? Allora dovete rimanere collegati al nostro sito e aspettare qualche giorno. Il vostro entomologo di fiducia vi risponderà presto.

Il Macaone

Cari amici,

anche se questa primavera stenta ad arrivare, sono comparse le prime farfalle. Da qualche giorno infatti si sono visti volteggiare nel cielo i macaoni, i più belli tra i lepidotteri italiani. E dopo aver veleggiato alleggramente tra un temporale e l’altro, hanno avuto modo di deporre qualche uova sulle loro piante nutrici, tra cui il finocchio selvatico e la ruta. Occhi aperti quindi: tra poco troverete qualche bellissimo bruchetto!

Ma andiamo con ordine, parliamo proprio dei bruchi di questa farfalla. Come nella favola del brutto anatroccolo, i bruchi del macaone non hanno un aspetto proprio da adone, anzi, pensate un po’, i piccoli del macaone assomigliano a minuscoli escrementi di uccello. Questo piccolo “escremento” si trasformerà prima in un coloratissimo bruco e poi in una splendida farfalla che spiccherà il volo volteggiando nell’aria inondata dal sole.

Ma come? Direte voi? Ci mandi all’aria la famosa frase di De Andrè che sostiene che “Dai diamanti non cresce niente e dal letame nascono i fiori”. Tu, entomologo da strapazzo, ti metti contro il famoso cantautore sostenendo esattamente il contrario? Che gli splenditi gioielli volanti, gli adulti del macaone, nascono delle cacchette di uccellino?

Cari amici, mi dispiace deludervi (tra l’altro anche io sono un fan di De Andrè) ma con la verità non si negozia: ha sempre ragione lei e per fortuna! I bruchetti, infatti, non avendo ingerito le sostanze aromatiche della pianta nutrice, sono, potenzialmente, dei bocconcini prelibati per predatori. Si travestono da escremento proprio per sfuggire agli uccellini. Dopo aver ingerito una bella quantità di sostanza vegetale aromatica, essi diventano repellenti e quindi si “vestono” con i bellissimi colori che conosciamo e che vedete in foto.

E sapete come passano la vita questi bruchetti? Mangiano, mangiano e mangiano? Quanto mangiano? Tanto anzi tantissimo. Pensate che, di pasto in pasto, il bruco ne fa di strada: da larva neosfarfallata a larva matura il peso aumenta di 30.000 volte! E dopo aver mangiato cosa fanno? Fanno quello che farete voi, cari amici di Eugea, aspettano. Ed infatti per sapere come continua questa storia dovrete aspettare qualche giorno, giusto il tempo di scriverla e metterla su questo blog.

Nel frattempo: buona settimana a tutti e speriamo che arrivi questa primavera.

PS: questa domenica parte dello staff di Eugea parteciperà alla famosa corsa Cortina – Dobbiaco. Rivolgete un pensiero a questi poveretti dato che la corsa è lunga 30 chilometri e che i nostri eroi non sono particolarmente allenati. Se son m… fioriranno. Si dice così. Speriamo. Vi invieremo delle foto.

Un pECORrso naturale

Ecor, il principale promotore in Italia di prodotti biologici, collabora da anni con Eugea e con Eugea ha voluto proporre questo percorso naturalistico.
Partecipa al gioco della natura e ricevi il libro che ti spiega le regole che sostengono questo enorme domino a cui tutti, dagli insetti, che sono le pedine più numerose, agli uomini, siamo chiamati a giocare ogni giorno.

Ecor, il principale promotore in Italia di prodotti biologici, collabora da anni con Eugea e con Eugea ha voluto proporre questo percorso naturalistico.Partecipa al gioco della natura e ricevi il libro che ti spiega le regole che sostengono questo enorme domino a cui tutti, dagli insetti, che sono le pedine più numerose, agli uomini, siamo chiamati a giocare ogni giorno. Vai su  http://partecipa.ecor.it/?utm_source=Eugea&utm_medium=banner&utm_campaign=ColtivaIBioPensieri e in bocca alla coccinella! 

Effetto Farfalla

Pensate a un bellissimo parco dove vivono felici le farfalle, una sorta di paradiso terrestre dove i colorati lepidotteri possono volteggiare di fiore in fiore spensierati. Pensate ora a un muro di cemento invalicabile di fianco a questo paradiso, una barriera che mantiene le farfalle lontane dalla nostra vita e che le costringe a vivere in una prigione dalle sbarre dorate. Un muro che ci costringe, se vogliamo ammirarle, a prendere la macchina, lasciare la grigia città e ad andare nei parchi limitrofi per respirare aria pulita e rinfrancare lo spirito osservando il volteggiare di queste perle volanti.

E se per un attimo provassimo a immaginare il muro che si sgretola e le farfalle libere di invadere la città? Potremmo in questo modo uscire di casa un lunedì mattina e osservare un bellissimo macaone volteggiare tra i palazzi facendoci per una volta alzare lo sguardo al cielo.

Vi sembra un sogno? Un’utopia? Certo, su questo punto concordiamo, anche se noi pensiamo che questo sia quello che Montale definiva il sogno che riposa all’ombra della ragione. Esistono, infatti, tante piante che possono nutrire la farfalle ma che rimangono al di fuori della città e che difficilmente entrano nella nostra vita quotidiana. Basterebbe coltivare tali piante per abbattere il muro di cemento e per creare delle vere e proprie strade percorribili dalle nostre amiche colorate. Cari amici, queste strade esistono e prendono il nome scientifico di “corridoi ecologici” e vengono studiati da anni dagli ecologi applicati.

Come costruirli in città? Per avere una ecologia degna di questo nome dobbiamo necessariamente coinvolgere il maggior numero di cittadini possibile. Certo, perché la città è fondamentalmente nostra, di noi privati cittadini e se vogliamo renderla più ecologica e bella dobbiamo scendere in campo in prima persona.

Chiaramente un piccolo aiuto è necessario per organizzare il tutto ed è per questo che alcuni anni fa è nata Eugea, lo spin off dell’Università di Bologna. Eugea propone una ecologia urbana con lo scopo di creare dei corridoi ecologici in grado di connettere i parchi periurbani con quelli urbani. Le farfalle potrebbero così entrare in città colorando di ecologia e bellezza il nostro ambiente. Come realizzare questo sogno? Basta andare su www.eugea.it e informarsi o comperare “il giardino delle farfalle”, coltivarlo nel terrazzo, sul balcone e addirittura sul davanzale. E per i cittadini di Milano facciamo ancora di più: abbiamo costruito un sito www.effettofarfalla.net dove ognuno può segnalare il proprio microhabitat per le farfalle a tutti i cittadini. Potremmo quindi vedere virtualmente cosa sta succedendo nella realtà: la costruzione di queste strade per i lepidotteri. Insomma vorremmo provocare un “effetto farfalla” in grado di dare vita a un uragano colorato in città. E non solo: tutti i prodotti Eugea, e quindi anche il giardino delle farfalle, è stato assemblato a mano da ragazzi di cooperative sociali che hanno il compito di reinserire persone a rischio di emarginazione sociale nel mondo reale.

E quindi? E quindi armatevi di vasetti, semini di Eugea e voglia di condividere: uniti, daremo origine a un uragano colorato pieno di farfalla e di persone che hanno il diritto di una seconda chance.

Buona primavera a tutti

Gianumberto, entomologo di Eugea

Il Tricolorto

Cari amici, tra poco inizia l’ansia dei regali di Natale. Cosa piacerà alla zia? Cosa fare a mia nipotina? Cielo! Quale sarà il regalo adatto a mio marito? Tranquilli cari amici, quest’anno ci pensa Eugea con le sue soluzioni. Ecco la prima, che tra l’altro è la nostra novità del 2012: il Tricolorto.

Prima però una breve spiegazione: la moderna agricoltura ha spazzato via dalle nostre campagne la maggior parte delle piante che si coltivavano un tempo. Il motivo è semplice: le piante coltivate devono produrre tantissimo, mantenere a lungo i propri frutti ed essere adatte alla raccolta meccanica. E le altre piante dove sono finite? Esistono ancora tante piccolissime aziende agricole, site in luogo magari non adatti alle coltivazioni estensive, che ancora coltivano queste piante. Eugea le ha recuperate e ve le propone in un nuovo simpatico kit per la coltivazione di un orticello tricolore. E quindi potrete coltivare il basilico genovese, il pomodorino ciliegina e il simpatico cipollotto in un kit semplice da utilizzare, bello da guardare e costruito con materiali ecosostenibili e italiani. Ma non solo, nel libretto allegato Gianumberto Accinelli (l’entomologo ufficiale di Eugea) vi racconterà la storia della perdita delle biodiversità in agricoltura mentre Cesare Marretti (il cuoco ufficiale di Eugea ma anche de “La prova del Cuoco”) vi consiglierà tante ricette della grande cucina italiana utilizzando come ingredienti proprio le piante che coltiverete con il tricolorto. Ma non è finita qui: il substrato di coltivazione del tricolorto è compost miscelato ad agriperlite. Il compost è ottenuto dai pannolini riciclabili che, dopo il loro uso, vengono compostati. Insomma dai pannolini dei bambini bolognesi si coltiveranno le antiche piante italiane. Ma ancora non è finita: il processo di distribuzione dei pannolini negli asili, il lavaggio degli stessi, il compostaggio e infine l’assemblaggio e la logistica del tricolorto è affidato alla cooperativa sociale Eta beta che si occupa del reinserimento lavorativo di persone svantaggiate. Vuoi saperne di più? http://www.etabeta.coop.

Insomma, finalmente un Natale all’insegna della biodiversità, del riciclo, della solidarietà e anche dei piaceri del palato.Buona coltivazione, buona lettura e buon appetito!

http://store.eugea.it/store/eugeastore/filter/category/tricolorto

Gli insetti non ci tengono a essere belli e abbronzati

Cari amici di Eugea  è ufficiale: sono arrivate le agognate ferie. Basta con il lavoro,  ora godiamoci il tempo libero e lasciamo i problemi in città per riprenderli a settembre.

Secondo la classificazione classica il popolo dei vacanzieri si divide in tre grandi categorie:  quelli che amano il mare, quelli che amano la montagna e quelli che mano le capitali.

Attenzione però che queste categorie non sono così nette. Personalmente – e come me ce ne sono tanti altri – io amo sia il mare sia la montagna e non mi dispiace neanche passare qualche giorno in una capitale europea ricca di arte.

Come si comportano invece gli insetti quando sopraggiungono le vacanze? Quali sono i luoghi che amano?

Iniziamo col dire che gli insetti sono dappertutto e non disdegnano nessun ambiente a parte uno: il mare.  La cosa incredibile infatti è che gli insetti  rappresentano  più del 70% del mondo animale, sono composti da 1 milione di specie, la loro biomassa è la più grande del pianeta eppure, in questa moltitudine, non troviamo manco un moscerino che ami il mare.  Quando c’è da optare per le vacanze essi fanno una bella votazione bulgara: nessuno al mare.

Per contro, come dicevo -  ne troviamo tantissimi che amano la montagna e anche le città.

Iniziamo dagli amanti delle montagne. Ce ne sono moltissimi che si divertono a rincorrersi per i prati fioriti dei pascoli montani. Alcuni poi, si lasciano trasportare da correnti ascensionali e finiscono sui ghiacciai perenni delle principali catene montuose. I poveretti, una volta giunti al freddo e al gelo, cosa si vedono arrivare al posto del san Bernardo con il suo carico di grappa? Dei ragnetti affamati che si sono adattati a vivere sulle nevi e a cibarsi degli insetti, soprattutto afidi, che giungono involontariamente in queste zone inospitali.

Come dicevo alcuni insetti amano i prati, altri invece i laghetti e i fiumiciattoli montani. Tra questi ci sono i Gerridi, delle specie di cimici provviste di peli idrorepellenti sulle zampe. Grazie a queste strutture essi possono camminare sulle acque. Cari amici, la loro azione non è miracolosa ma piuttosto è una tecnica di caccia. I gerridi infatti sono dei predatori formidabili di altri piccoli insetti tra cui le larve di zanzare.

A proposito di animali che passano l’estate ai laghetti montani , ne esiste uno davvero particolare: il ragno palombaro. Questo bel ragnetto si immerge nei vari corsi d’acqua, costruisce una ragnatela a forma di campana e quindi ritorna in superficie per prelevare tante bollicine d’aria che unite formano una unica grande bolla all’interno della quale il bel ragnetto vive. E pensate che si crea una sorta di equilibrio in cui l’anidride carbonica si discioglie nell’acqua mentre l’ossigeno presente nell’acqua va dentro alla bolla. Morale: il ragno non deve ma risalire in superficie e permane nella sua bolla. E come fa ad accoppiarsi? Vi starete chiedendo.

Semplice, quando il nostro ragnetto vede una femmina allora prende delle bollicine d’aria e costruisce un tunnel che collega la sua bolla con quella dell’amata.

Ovviamente un simile sforzo viene ripagato e si concretizzerà in circa 70 nuovi ragnetti che riprenderanno a costruire delle piccole camere di aria.

Ma quali sono gli insetti che prediligono il luogo di villeggiatura più strano?

Pensate che  alcuni piccoli coleotteri amano gli  immensi paesaggi dei parchi dell’America settentrionale. Fin qui nulla di strano, direte voi, peccato che questi insetti amino le acque bollenti emesse dalle sorgenti dei Geyser , avete capito bene: essi rimangono immersi in acqua a 80 gradi centigradi . Contenti loro..

Bene, cari amici, buone vacanze a tutti (in compagnia dei migliori amici dell’uomo: gli insetti…) e arrivederci a settembre!

La più amata dagli umani (e non solo)

Cari amici di Eugea, è finalmente arrivato maggio con le sue giornate splendenti. E quale è il simbolo di questo mese meraviglioso? La rosa fresca e aulentissima ovviamente: proprio il fiore che ha, per noi, più significati. Quanti sono i timidoni che, nascondendosi il viso dietro un mazzo profumato, sono riusciti così a dichiarare il proprio amore?

Ma l’amore non è l’unico significato della regina tra i fiori, ce ne sono tanti altri legati al colore dei petali, il rosso, è quello del già citato amore, il giallo per la gelosia, il bianco per la purezza e la rosellina selvatica significa innocenza.

Ma anche gli insetti danno dei significati alla “regina del cielo”? anche loro amano follemente questo fiore delicato?

Certo che sì anche se, come al solito, gli insetti si rivelano molto pragmatici e per nulla romantici.

Ci sono insetti, infatti, che la amano, al punto da volersela mangiare, petalo a petalo, foglia a foglia. Alcuni,  gli afidi, sono inebriati dalla sua linfa zuccherina. Altri spasimano per i suoi teneri germogli e per le foglie. Fra questi appassionati intenditori meritano una menzione le tentredini, le cui larve sono così follemente attratte da questi giovani getti che spesso, nella foga, provocano rotture negli steli e defogliazioni gravissime.

Le tentredini sono insetti simili alle vespe anche se non possiedono il celebrato «vitino da vespa», il loro addome non è cioè peduncolato bensì sessile. Sono di dimensioni abbastanza grandi (qualche centimetro di lunghezza), sono spesso neri e le femmine sono provviste di una sorta di spada alla base dell’addome (ovodepositore). Di quest’arma si servono per incidere i tessuti vegetali e deporre nelle ferite praticate uova di colore chiaro. Dalle uova sgusciano verdi larvette, che solo da un entomologo esperto saprebbe distinguere dai bruchi delle farfalle. Queste larve, che hanno la fortuna di nascere nel bel mezzo del loro cibo preferito, non si fanno certo pregare di dare inizio al banchetto. E la loro voracità non lascia indenne la rosa che, debilitata, non riesce a far sbocciare i suoi fiori ambiti. Se l’infestazione è molto abbondante, la rosa può languire fino a morirne.

Volete qualche consiglio per liberare la vostra pianta da questi feroci estimatori?

Iniziamo dalla cosiddetta lotta meccanica che consiste semplicemente togliere i bruchetti uno ad uno e lasciarli in libertà. Se non li volete veder morire potete porli sulla rosa del vostro vicino.

Se invece il numero delle piante nel vostro angolo verde è considerevole allora potete trattare le piante con un insetticidi naturale: il piretro naturale.

Attenzione però, il piretro va spruzzato sulle piante verso sera per la sua veloce degradazione se esposto ai raggi solari.

Al mattino questo insetticida non sarà più presente nel vostro angolo verde.

Vi auguro quindi un mese di maggio pieno di sole e, soprattutto, di significati.

I Maestri del Colore

Questa volta, non ci sono dubbi, è arrivata la primavera con le sue brezze fresche, i suoi cieli luminosi e una grande voglia di stare all’aria aperta. E passeggiando tra i prati e i parchi che circondano la nostra penisola, i paesaggi che si stagliano davanti a noi sono di una bellezza sorprendente.

La nostra specie è molto sensibile alla bellezza che cerca e ricerca nella sua arte, capacità unica nel regno animale. Si dice addirittura che l’homo sapiens abbia inventato prima il flauto che la ruota, il che significa che la nostra specie ha maggiore necessita dell’arte e del bello che dell’utile.

E la natura che si para di fronte a noi appaga finalmente questo nostro bisogno: in particolare in questo periodo, divampano i mille colori dei fiori. Ma, possiamo chiederci, anche gli altri animali beneficiano di questa meravigliosa natura? Sono completamente insensibili ai mille colori della natura oppure il loro cuore sobbalza di fronte a cotanto spettacolo?

Cari amici di Eugea, nessuno tra gli scienziati, si è mai preso la briga di rispondere a questa importante domanda. Quello che la comunità scientifica ha stabilito, dopo studi matti e disperatissimi, è che a sobbalzare più che il cuore è la pancia. Sui movimenti del muscolo dell’amore la scienza non ha ancora illuminato il segreto.

Per le api, infatti, i colori dei fiori altro non sono che inviti a pranzo o a cena. Sono insegne di ristoranti che espongono prelibati menu, ghiandole contenenti il nettare, il cibo preferito dalle api. Ovviamente le piante non elargiscono pasti gratis alle api: pretendono un compenso. E le api mantengono il patto antico: dopo essersi rifocillate di nettare esse portano il polline – la parte maschile del fiore- sulla parte femminile, il pistillo. Da questo incontro si formerà il seme e di qui una nuova pianta, perpetuando la magia delle vita.

E quindi niente poesia? Nessuna bellezza? Osserviamo con attenzione i fiori, prima di tutto ne troveremmo molti dei medesimi colori: prevalgono quelli bianchi, poi quelli azzurri o violetti e quindi quelli gialli. Il rosso è molto raro e i fiori neri non esistono (anche se gli Olandesi da secoli sono alla ricerca del perfetto – e inutile – tulipano nero).

Come mai questa scelta cromatica? Che sia una questione di moda? Che la natura assomiglia agli amici germanici e per questo amino i colori pastello?

No, cari ami, i colori sono stati creati per essere visti ma non da noi ma piuttosto dagli insetti che ne beneficiano. E quindi i fiori si sono “vestiti” con dei colori ben visibili a questi organismi a sei zampe. Essi infatti sono ciechi al rosso ma vedono benissimo l’azzurro, il giallo e il violetto. E il bianco? Attenzione a non cadere nel tranello dell’antropocentrismo: bianchi, certi fiori, lo sono solo per noi. Questo perché riflettono il colore dell’ultravioletto, a noi invisibile. Ma c’è di più, se osserviamo con una lente di ingrandimento un petalo, noteremo delle linee biancastre che dalla sommità del petalo scendono verso il fondo del fiore, proprio dove si trovano i nettari. Ebbene, esse si chiamano guide al nettare e altro non sono delle linee che guidano le api verso i nettari. Sono come le luci che si trovano sulle piste di atterraggio e che agevolano la discesa degli aeroplani. E anche se noi le vediamo bianche, in realtà queste linee sono coloratissime e sono colorate di ultravioletto a noi invisibile. Possiamo affermare che il mondo ha una bellezza nascosta, che noi non possiamo vedere a causa dei nostri sensi limitati.

E quindi ora possiamo guardare un paesaggio primaverile, inondato di luce e di mille colori, con la consapevolezza che esso è addirittura più bello di come ci appare

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CRIPTOLEMO – predatore di cocciniglie

Il CRIPTOLEMO è una coccinella che preda attivamente le cocciniglie cotonose bianche, parassiti molto comuni di diverse specie di piante da giardino e da interno.

La capacità di predazione del criptolemo è molto elevata e porta fino ad una completa eliminazione del fitofago, per questo motivo l’applicazione di del Criptolemo è indicata anche nei focolai di infestazione.

L’adulto, che misura circa 6 mm, può vivere oltre due mesi, ed una femmina in condizioni ottimali (intorno ai 25°C) depone sino a 120 uova. Le larve, anche esse attive predatrici, sono più grandi (sino a 14-15 mm) e ricoperte di era bianca disposta in tipici fiocchi irregolari.

Istruzioni: gli adulti devono essere distribuiti il più possibile vicino ai punti di infestazione delle cocciniglie, così da avere un rapido contatto con le prede. Rilasciare gli insetti negli orari meno caldi della giornata (possibilmente all’imbrunire).

Confezione: contiene 25 criptolemi adulti, provvisti di sufficiente cibo per alcuni giorni. I Criptolemi contenuti nella confezione sono in grado di liberare dalle cocciniglie cotonose 5-6 piante, o grazie anche alla loro elavata mobilità, una superficie di circa 40 m2.

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Otto marzo, una rivincita a sei zampe

Care amiche di Eugea,

questo breve editoriale è dedicato a voi. Proprio oggi, infatti si celebra la festa delle donne, festa che, giustamente, rivendica i vostri sacrosanti diritti. Strano, e anche triste, leggere i dati sulla discriminazione femminile. Nel futuribile 2012 le donne continuano a percepire stipendi più bassi e a ricoprire posizioni lavorative marginali rispetto ai loro colleghi uomini. Strano anche, e oltremodo triste, leggere i dati sulle lauree: le donne si laureano prima e con punteggi migliori.

Ma, care amiche, non rattristatevi troppo, sappiate che la giustizia esiste e, in questo caso, corre veloce su 6 solide zampette e vola in alto su quattro ali trasparenti….

Dovete sapere infatti, care amiche, che nel mondo degli insetti la discriminazione femminile non esiste. Anzi, il genere femminile è decisamente più forte di quello maschile, che viene sfruttato e maltrattato anche con gli interessi.

L’esempio più noto di è rappresentato dalla mantide religiosa. Questa fenomenale e fiera valchiria unisce il dilettevole al dilettevole: l’accoppiamento con il pranzo. Peccato che lo spuntino sia a base del compagno, il quale, bisogna ammetterlo, affronta la morte con grande coraggio. Pensate che, seppur ridotto ad un moncone, egli continua la sua attività da amatore. La cosa veramente interessante è che la natura e l’evoluzione hanno contribuito a questa congiura anti maschile: la mantide infatti è l’unico insetto in grado di ruotare la testa e lo fa per mangiarsi comodamente il suo compagno.

La vera espressione del femminismo la troviamo nel mondo delle api. Dovete sapere che l’ape regina ha la capacità di scegliere a priori il sesso del nascituro. E indovinate un po’ cosa sceglierà mamma ape? Opterà ovviamente per il fiocco rosa. Le sorelle api (api operaie) vivono in grande armonia tra di loro dividendosi i lavori senza mai litigare, e preservano, grazie al contributo fondamentale all’impollinazione incrociata, la biodiversità. Ma, purtroppo, lo scambio genetico è fondamentale per la selezione naturale e quindi, in primavera, l’ape regina è costretta ad appendere dei fiocchi azzurri fuori dall’alveare. I maschi delle api, chiamati fuchi, conducono una vera e propria vita da pascià. Non raccolgono né nettare né polline, non puliscono l’alveare né tantomeno accudiscono le sorelle piccole. Insomma, i fuchi non fanno proprio un… bel niente, ma non solo: questi esseri viziati vengono imboccati dalla sorelle e si rifiutano di mangiare il miele: vogliono solo la pappa reale, il cibo destinato al sangue blu della loro mamma. Ma le sorelle sopportano con pazienza anche perché sanno benissimo che il giorno della vendetta è vicino. Un bel pomeriggio primaverile infatti, la nuova regina abbonderà il nido materno seguita da centinai di fuchi innamorati. Quindici fortunati riusciranno ad accoppiarsi ma purtroppo l’effetto di questo atto d’amore non sarà proprio romantico: essi rimangono infatti evirati con morte immediata. E chi non è riuscito ancora una volta a fare un… bel niente? Cosa fa? Alcuni tornano a casa sperando in una calda accoglienza da parte delle sorelle. Accoglienza che, manco a dirlo, non troveranno. Le simpatiche sorelline accoglieranno i fratelli a colpi di pungiglione: alcuni periranno a causa del veleno contenuto nel pungiglione; altri, capita l’antifona, scapperanno ad ali spiegate. Ma poveretti, non sono in grado né di mangiare né di proteggersi da soli e quindi passeranno gli ultimi giorni di vita raminghi tra i fiorellini cercando un’elemosina che non verrà loro elargita.

E quindi? E quindi tanti auguri a tutte e, perché no, a tutti, visto che le discriminazioni sono un male trasversale che, da qualsiasi parte colpisca, toglie qualcosa e non restituisce nulla, se non solitudine.