I Maestri del Colore

pubblicato il 10 aprile, 2012

Questa volta, non ci sono dubbi, è arrivata la primavera con le sue brezze fresche, i suoi cieli luminosi e una grande voglia di stare all’aria aperta. E passeggiando tra i prati e i parchi che circondano la nostra penisola, i paesaggi che si stagliano davanti a noi sono di una bellezza sorprendente.

La nostra specie è molto sensibile alla bellezza che cerca e ricerca nella sua arte, capacità unica nel regno animale. Si dice addirittura che l’homo sapiens abbia inventato prima il flauto che la ruota, il che significa che la nostra specie ha maggiore necessita dell’arte e del bello che dell’utile.

E la natura che si para di fronte a noi appaga finalmente questo nostro bisogno: in particolare in questo periodo, divampano i mille colori dei fiori. Ma, possiamo chiederci, anche gli altri animali beneficiano di questa meravigliosa natura? Sono completamente insensibili ai mille colori della natura oppure il loro cuore sobbalza di fronte a cotanto spettacolo?

Cari amici di Eugea, nessuno tra gli scienziati, si è mai preso la briga di rispondere a questa importante domanda. Quello che la comunità scientifica ha stabilito, dopo studi matti e disperatissimi, è che a sobbalzare più che il cuore è la pancia. Sui movimenti del muscolo dell’amore la scienza non ha ancora illuminato il segreto.

Per le api, infatti, i colori dei fiori altro non sono che inviti a pranzo o a cena. Sono insegne di ristoranti che espongono prelibati menu, ghiandole contenenti il nettare, il cibo preferito dalle api. Ovviamente le piante non elargiscono pasti gratis alle api: pretendono un compenso. E le api mantengono il patto antico: dopo essersi rifocillate di nettare esse portano il polline – la parte maschile del fiore- sulla parte femminile, il pistillo. Da questo incontro si formerà il seme e di qui una nuova pianta, perpetuando la magia delle vita.

E quindi niente poesia? Nessuna bellezza? Osserviamo con attenzione i fiori, prima di tutto ne troveremmo molti dei medesimi colori: prevalgono quelli bianchi, poi quelli azzurri o violetti e quindi quelli gialli. Il rosso è molto raro e i fiori neri non esistono (anche se gli Olandesi da secoli sono alla ricerca del perfetto – e inutile – tulipano nero).

Come mai questa scelta cromatica? Che sia una questione di moda? Che la natura assomiglia agli amici germanici e per questo amino i colori pastello?

No, cari ami, i colori sono stati creati per essere visti ma non da noi ma piuttosto dagli insetti che ne beneficiano. E quindi i fiori si sono “vestiti” con dei colori ben visibili a questi organismi a sei zampe. Essi infatti sono ciechi al rosso ma vedono benissimo l’azzurro, il giallo e il violetto. E il bianco? Attenzione a non cadere nel tranello dell’antropocentrismo: bianchi, certi fiori, lo sono solo per noi. Questo perché riflettono il colore dell’ultravioletto, a noi invisibile. Ma c’è di più, se osserviamo con una lente di ingrandimento un petalo, noteremo delle linee biancastre che dalla sommità del petalo scendono verso il fondo del fiore, proprio dove si trovano i nettari. Ebbene, esse si chiamano guide al nettare e altro non sono delle linee che guidano le api verso i nettari. Sono come le luci che si trovano sulle piste di atterraggio e che agevolano la discesa degli aeroplani. E anche se noi le vediamo bianche, in realtà queste linee sono coloratissime e sono colorate di ultravioletto a noi invisibile. Possiamo affermare che il mondo ha una bellezza nascosta, che noi non possiamo vedere a causa dei nostri sensi limitati.

E quindi ora possiamo guardare un paesaggio primaverile, inondato di luce e di mille colori, con la consapevolezza che esso è addirittura più bello di come ci appare


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