L’uomo è forse l’essere più evoluto, certamente il più spavaldo, del nostro pianeta, eppure quando si tratta di esprimere i sentimenti diventa improvvisamente goffo come un bradipo (tra parentesi: noi di eugea siamo fan dei bradipi!).
Chi di noi non ha mai trovato enormi difficoltà ad esternare il sentimento che sta provando per la persona, con cui pure vorrebbe stringere un legame d’amore? Chi non ha mai cercato impercettibili segnali allusivi in gesti apparentemente insignificanti, per poi immediatamente dubitare del significato di quei gesti? Un vero problema!
Gli insetti, per lo più, hanno risolto il problema. Nelle farfalle, ad esempio, l’amore assume la precisa forma di una sostanza profumata e potentissima. Le femmine “in età da marito” emettono nell’ambiente un magico aroma, il feromone sessuale, in grado di far innamorare migliaia di maschi in una area di diversi chilometri (wooow!!). Niente fraintendimenti, niente ambiguità!
Ma i più eleganti “manifestanti” d’amore del regno animale, o per lo meno di quello a sei zampe, sono sicuramente le lucciole. Le femmine sono attere (senza ali) e di solito passano il tempo facendo “sei passi” per i prati. Non assumono mai le sembianze di un adulto (per questo vengono dette neoteniche) e mantengono invece le sembianze delle forme giovanili anche se sessualmente mature. Quando sopraggiunge il crepuscolo le lucciole femmine decidono che è giunta l’ora di cercare il loro principe azzurro. Si arrampicano sopra un filo d’erba e iniziano ad emettere il famoso flebile luccichio intermittente dall’addome.
Con le tenebre anche nei maschi si infiamma un sentimento romantico e svolazzano (loro le ali le hanno) alla ricerca delle loro “principesse bambine”. Al pari delle loro compagne anche i maschi manifestano la loro dolce emozione accendendo il cuore e la parte distale dell’addome con una luce intermittente. E quando un maschio sorvolando un prato intravede su un filo d’erba una luce con la medesima pulsazione (qui si tratta di non prendere lucciole per lanterne!) allora il gioco è fatto, l’alchimia dell’amore sarà nuovamente comparsa su questa terra e il mistero della vita verrà tramandato.
Un alleato dell’orticoltore
La progenie tuttavia non si comporterà da figli dell’amore e non manifesterà alcun sentimento poetico: le larve delle lucciole sono infatti dei voracissimi predatori di lumache e chiocciole che attaccano in gruppo sbranandone diversi esemplari. Ed è per questo motivo che le lucciole sono molto abbondanti nei luoghi ricchi di calcare. Il calcare infatti è una sostanza essenziale per costruire la conchiglia della chiocciola e quindi questi luoghi abbondano di tali molluschi. Dove ci sono le prede ci sono anche i predatori ed ecco spiegato il ricco sfarfallio luminoso sopra i prati ricchi di calcare.
Dopo aver sbranato diversi molluschi e dopo essere diventati adulti, le lucciole si redimono cambiando dieta (gli adulti si nutrono di nettare dei fiori) e facendosi pervadere da un dolce sentimento in virtù del quale hanno messo a punto il sistema energetico più efficiente sulla terra.
Pensate che il processo chimico che avviene per produrre la luce dissipa solo il 2% in calore. In una normale lampadina ad incandescenza circa il 90% dell’energia utilizzata viene dissipata in calore e solo il 10% diventa effettivamente luce.
Una grande efficienza per una grande messaggio.
di: G. Accinelli
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5 marzo, 2009
ma allora per “combattere” le lumachine degli orti basterebbe avere qualche larva di lucciola in più? Come si può fare per rendere ospitale l’orto e agevolare il loro sviluppo ? gra
5 marzo, 2009
negli anni sessanta le lucciole erano praticamente scomparse (ne scrisse anche Pasolini), ultimamente pero’ stiamo stranamente assistendo, in contrtendenza rispetto a molti altri insetti, ad un lieve aumento sopontaneo della presenza dei Lampiridi: una buona notizia!!!
Come favorire la loro presenza?
Ovviamente non bisogna usare insetticidi di sintesi e non selettivi. Bisognerebbe poi prevedere siepi, arbusti, piante spontanee come siti di rifugio e svernamento.
Purtroppo le lucciole non si allevano facilmente e quindi le biofabbriche non le “producono”.
Redazione